Palindrome – Ep. 12 “Al diavolo!” ed Ep. 13 “Noi siamo come lo yin e lo yang”.

12.

Al diavolo!

«Pazzesco, non credi? Due vecchi amici si incontrano, decidono di farsi una partitella a carte e scoppia il caos».

Il Carceriere passò la punta dell’indice sul bordo del calice. «Un po’ come è successo a noi due».

«Sei pentita d’aver giocato con me?» Lucius sembrò dispiaciuto.

«Amareggiata».

L’uomo fissò l’oscurità ai suoi piedi. «Cambieranno le cose tra noi?»

«Noi siamo come lo yin e lo yang. Siamo antitetici, ma uno non può esistere senza l’altro. Perché ciascuno di noi, contiene il seme del proprio opposto». Al Carceriere si gonfiò il petto di commozione. Ci siamo. «Andiamo, Lucius. Sapevamo entrambi come sarebbe andata».

Lucius si bagnò le labbra. «Ma c’è una cosa che mi sfugge, in tutta questa faccenda. Perché scommettere su una causa persa?»

Il Carceriere depose il calice. Mise i gomiti sul tavolo e appoggiò il mento sul dorso delle mani incrociate. «Quanti padri, durante la tua esistenza hai visto mettere al mondo figli ingrati, irrispettosi e senza morale?»

«Ne ho perso il conto», sogghignò Lucius. L’espressione seria della donna gli procurò un colpo di tosse. Serrò le labbra e le fece cenno di proseguire.

«E quanti di questi padri ne avrai visti versare lacrime, logorarsi nel profondo, perseverare, nonostante gli insuccessi, nonostante le delusioni, nei vani tentativi di dare ai figli l’opportunità di un riscatto». Sollevò un sopracciglio. «La resa, per quanto potente possa essere la tenacia di un genitore è un epilogo inevitabile».

Le pupille di Lucius si dilatarono. Aveva capito. Fece per dire qualcosa, ma non ci riuscì. Il Carceriere sapeva quanto lui avesse atteso quell’istante e quanto ora gli facesse paura aver perduto la rivalità che lo aveva tenuto acceso come una fiamma, sin dall’origine dei tempi.

Il Carceriere allargò le braccia, rivolgendo lo sguardo verso l’alto. «Ha pianto, ha punito, si è messo da parte sperando in una redenzione dettata dalla coscienza, ha perseverato e alla fine si è arreso».

Lucius strinse i denti e batté il pungo sul tavolo. «Ma lui non può, lui è…»

«Un padre». Lo interruppe lei. «E tutto ciò che desiderava era di essere orgoglioso dei propri figli». Terminò il vino e fece scivolare la sedia all’indietro.

Lucius allungò una mano sul tavolo per sfiorarle le dita. «Non ancora. Non ti ho ancora raccontato la parte della storia che preferisco di più».

13.

Noi siamo come lo yin e lo yang

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L’ala sud era la più calda della prigione. L’assenza di ossigeno e la mancanza di aerazione accentuavano il tanfo degli escrementi e del sudore dei detenuti che oziavano sulle brandine. I prigionieri più pericolosi restavano ammanettati anche all’interno delle celle. Il cibo veniva gettato sul pavimento attraverso le grate, due volte al giorno, da prigionieri colpevoli di reati minori.

Il chiavistello scattò e la porta d’ingresso si aprì. I detenuti si alzarono dalle brande e si aggrapparono alle grate. Quando il Carceriere entrò, non si scatenò il solito inferno. Quella volta avevano mandato una donna.

Circondata da un fascio di luce, sfilò lungo il corridoio della prigione senza emettere un suono. Si fermò soltanto quando ebbe raggiunto la cella numero seicentosessantasei. Con un movimento lieve, compì un quarto di giro e spostò la sua attenzione sul prigioniero.

Il detenuto se ne stava seduto, con i gomiti sulle ginocchia e la testa bassa. Si contemplava le scarpe. Un paio di mocassini neri, sui quali calzava un abito elegante grigio scuro. La camicia pulita, abbottonata fino al collo. Il tutto arricchito da una cravatta annodata in maniera impeccabile.

«Detenuto seicentosessantasei: che eleganza!» lo chiamò il visitatore.

Il detenuto non accolse la provocazione. «Siete un’altra volta nella merda».

«Buongiorno a te, Lucius. Immagino tu voglia sapere qual è la ragione di questa visita».

Lucius sollevò il capo. Le pupille, piccole braci incandescenti, si concentrarono sulle caviglie della donna. «Vi serve il mio aiuto».

Il Carceriere sorrise. «Noi siamo come lo yin e lo yang. Siamo antitetici, ma niente può essere completamente l’uno o l’altro. Perché ciascuno contiene il seme del proprio opposto».

«Siete nella merda, o no?»

La donna emise un lungo sospiro. «Là fuori è il caos».

Lucius mostrò le manette che lo tenevano imprigionato. «Non per colpa mia. Sono rinchiuso qui da… non ricordo nemmeno più quanto tempo è passato».

Il Carceriere incrociò le braccia al petto. «Siamo tutti responsabili di quello che succede nel mondo».

Il prigioniero scosse il capo. «Voi mi avete incatenato qui. Mi avete tolto la libertà di compiere i miei doveri. È affar vostro se le cose non sono andate come speravate».

«La tua prigionia era necessaria», disse il carceriere.

«Sei qui per sproloquiare?»

Il Carceriere aprì il palmo. La chiave della cella scintillò sotto gli occhi infuocati del prigioniero. «Sono qui per farti uscire».

Lucius scrollò il capo. «So già come andrà a finire. Mi sbatterete dentro, una volta che avrò dato una scrollata a qualche testa calda lassù. Vi serve qualcuno che si sporchi le mani al posto vostro. Qualcuno a cui dare la colpa».

«Chi sproloquia, adesso?» Il Carceriere gettò la chiave al di là delle sbarre. «L’ordine di scarcerazione ha effetto immediato. Il nostro obiettivo è ottenere il pentimento di un’anima, almeno una, tra quelle che abbiamo scelto. Se non dovesse succedere, la tua custodia domiciliare terminerà. Verrai reinvestito di tutti i poteri e sarai proclamato un essere libero».

«Libero?»

Il Carceriere sollevò il mento. «Esattamente».

«E che cosa dovrei fare, per voi?»

«Stare a guardare, nient’altro».

Il detenuto sorrise. «State dicendo che lascerete il mio destino, il vostro e quello di tutto il mondo in mano a una miserabile anima?»

«Abbiamo tentato il possibile, non siamo disposti a fare di più». La donna sollevò le mani in segno di resa.

«Con tutto il rispetto, Carceriere, siamo nel trentesimo secolo. Gli uomini provano disprezzo l’uno per l’altro, hanno istituito Leggi fondate sull’odio, non c’è più compassione».

«Accadrà ciò che deve accadere».

«Vincerò io, questo succederà». Lucius si avvicinò alle sbarre e appoggiò la fronte alle grate.

«In tal caso…» Il Carceriere si aggrappò alle sbarre e si sollevò sulle punte. Baciò Lucius sulla fronte. «…mi complimenterò con te a cena».

FINE


(estratto dal racconto Palindrome, opera inedita di proprietà di Angela Gagliano).

4 pensieri riguardo “Palindrome – Ep. 12 “Al diavolo!” ed Ep. 13 “Noi siamo come lo yin e lo yang”.

  1. Cara Angela, devo complimentarmi con te. Palindrome mi è piaciuto un sacco.
    Io vi consiglio di leggerlo, se non lo fate, vi dico solo che state lasciando scappare un ottimo racconto.

    1. Grazie Marco, sono contenta che ti sia piaciuto! Io e i Brave Artists ti aspettiamo a teatro per svelare volti e voci dei personaggi di questa storia. Save the date: 24/02/2019, presso il teatro Alle Colonne.

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