Palindrome – Ep. 10 “Ladra di identità”.

10.

Ladra di identità

Art. 11 – Lo Stato ripudia la guerra come strumento di disgregazione economica e sociale; punisce con la morte ogni organizzazione, manifestazione di pensiero e propaganda rivolti a tale scopo.

Art. 12 – La bandiera della Federazione è unica per tutti gli Stati membri ed è di colore indaco.

Cecilia riconobbe la sorella da un centinaio di metri di distanza. Per quanto Anna si sforzasse a camuffare il proprio aspetto, il modo di camminare e di curvare le spalle restavano gli stessi. L’avrebbe riconosciuta sempre.

LADRA IDLe costò uno sforzo incredibile trattenersi dal gettarle le braccia al collo. Sentiva un bisogno incontenibile di avere un contatto fisico con lei. Aveva dovuto imparare a farne a meno, dal giorno in cui era arrivata a casa la raccomandata che dichiarava Anna una cospiratrice della Federazione, condannandola a morte.

«Grazie per essere venuta. So che per te è rischioso tornare qui. Se ti prendessero…» Cecilia aveva la necessità di vomitare parole. Sentiva che ne aveva conservate troppe dentro e che se non le avesse buttate fuori, prima o poi l’avrebbero lasciata senza respiro.

Anna le sorrise. «Mi imbarcherò, tra qualche giorno. Sarei tornata comunque per salutarti».

«Ti imbarcherai?»

«C’è un uomo di cui ho bisogno su una nave penitenziaria, un chirurgo».

Cecilia si sentì stringere alla gola. Da quando Anna era stata dichiarata deceduta per la Federazione, viveva con la paura costante che potesse morire davvero. «Hai bisogno di un medico? Non stai bene?»

«Sto bene, piccolina. Non devi preoccuparti per me».

Cecilia si morse il labbro. Tu vali tutto per me. Più delle vite che si sono spezzate al suo posto. Ricordò la promessa che si erano fatte, di non parlarne mai, e tenne per sé quel pensiero.

«Dimmi di te, piuttosto. Eri così agitata al telefono». Anna si soffiò sulle mani strette a pugno, dando vita a un nugolo di vapore.

«Sono incinta».

La sirena di un allarme suonò sopra di loro, facendole trasalire entrambe. Anna prese Cecilia per mano, dimenticando ogni precauzione. La trascinò all’interno dell’androne di un palazzo e poi giù, per le scale della cantina.

Anna ispezionò il locale. Il ronzio del temporizzatore copriva i loro respiri stanchi. Quando fu certa che non ci fosse nessun altro oltre a loro due, affrontò Cecilia. «Oh mio dio, Cecilia».

«Lo so, è terribile». Cecilia si nascose il viso tra le mani.

«Sei già stata da un medico?»

«Ho ventiquattrore per decidere, prima che il dottore sporga denuncia».

Anna afferrò la sorella per le braccia. La scosse appena. «Cecilia, ascoltami, dopo l’aborto, lascia la città, vieni via con me e ricominciamo insieme».

Cecilia socchiuse le palpebre. «Aborto?»

«È quello che farai», disse Anna.

«Io speravo che tu potessi aiutarmi».

«Cecilia, non posso riprogrammarti il microchip, nelle tue condizioni. Avrei dovuto farlo prima. Perché non mi hai detto che stavi cercando di avere un bambino, dannazione?!»

«Non sai per quanto ci abbiamo provato, ma non è mai successo. Credevo di non poterne avere».

«Beh, ora è troppo tardi. Non puoi tenerlo».

Cecilia fissò il pavimento. «Lui non è d’accordo».

«Il tuo fidanzato?»

«Ha minacciato di lasciarmi».

Anna la lasciò andare. Diede un calcio a una porticina in alluminio. «Bastardo egoista. Che si fotta!»

«Davvero non puoi aiutarmi?» Cecilia cercò Anna. L’hai sempre fatto, pensò. Se non mi tiri fuori tu dai guai, chi altro può riuscirci?

Anna scrollò il capo. «Sarà l’unico senso di colpa che mi porterò dentro, per il resto della mia vita».

«Io non voglio morire», sussurrò Cecilia, con la voce rotta.

«Ed è per questo che abortirai, Cecilia. Promettimi che lo farai».

Il temporizzatore fece spegnere la luce.

«Te lo prometto». Cecilia allungò una mano nel buio. Abbracciami, per favore.

Anna le sfiorò le dita, ma prima che da quel contatto potesse nascere calore, si staccò. Quando Cecilia premette sull’interruttore, Anna non c’era più.


(estratto dal racconto Palindrome, opera inedita di proprietà di Angela Gagliano).

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