Palindrome – Ep. 3 “Una storia palindroma”.

3.

Una storia palindroma

PROMO PALINDROME LEIIl Carceriere ingoiò un chicco d’uva senza masticarlo. «Romantico, nella sua drammaticità. Non trovi?»

«Anna mentiva», rispose l’uomo.

«Non mi dire!» Il Carceriere rimise la fetta d’ananas nel piatto. Le pupille diamantine si erano come congelate.

Lucius ebbe la sensazione che il mondo intero si fosse fermato con le palpebre di lei. Come se dal Carceriere dipendesse ogni altra cosa. Egli stesso si sentiva d’improvviso rigido e privo di quel fervore che gli scorreva dentro. Il Carceriere si strofinò il naso e il cosmo riprese a espandersi.

Lucius diede un morso a una mela. Cominciò a parlare masticando. «Aveva con sé un solo microchip vergine e lo aveva già utilizzato per dare una nuova identità a uno dei detenuti».

La donna ebbe un singulto. «Ma Tullio era così disperato e lei era in debito con Cecilia».

Lucius fece spallucce e gettò la mela alle sue spalle. Non si udì alcun suono. Il frutto scomparve nell’abisso senza confini che li avvolgeva. «Ad Anna serviva un chirurgo che la facesse apparire più giovane. Aveva rubato molti anni e gli effetti del tempo cominciavano a notarsi. E su quella nave viaggiava tra i prigionieri un chirurgo plastico».

«Capisco», disse il Carceriere.

Pessima a mentire, pensò Lucius. No, lei non capiva affatto.

«Ad ogni modo, poco importa. Erano entrambe anime dannate per via dei loro peccati. E nemmeno la tempesta è riuscita a strappargli un’ombra di pentimento. Una volta era abitudine degli uomini, pentirsi in punto di morte». Da tempo aveva rinunciato nello sforzo di trovare un senso alle azioni dell’uomo. La delusione le pulsò dentro, come un fuoco.

Lucius rise e sollevò il calice. «Se lo avessi compreso prima, forse non avresti scommesso».

La donna sospirò, accettò il brindisi e bevve un sorso. «Lo avrei fatto comunque».

Lui socchiuse le palpebre. «Tu sei… stanca».

Il Carceriere fece oscillare il bicchiere. Il vino si mosse al suo interno, dando vita a piccole onde cremisi. Diede vigore al movimento, fino a generare un piccolo mare in tempesta. Come quella che aveva posto fine alla vita di Tullio e Anna. E lei non aveva provato nulla per le loro anime smarrite, ora intrappolate nell’oscurità di cui Lucius ne era sovrano. Era stanca. Annuì. «Hai promesso di raccontarmi tutta la storia».

«È quello che sto facendo».

«Partendo dalla fine?»

L’uomo si sgranchì il collo. «Vedi, è stata Anna a suggerirmi che questa è una storia palindroma. Ho vinto in qualunque senso la si racconti».

Il Carceriere gli regalò un sorriso sghembo. «Che successe prima del naufragio?»

Lucius vuotò il proprio calice, poi si attaccò alla bottiglia e bevve un lungo sorso. «Vilma tornò a casa ubriaca fradicia».


(estratto dal racconto Palindrome, opera inedita di proprietà di Angela Gagliano).

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