“Quel” maccherone.

In questi anni di scrittura, mi è capitato di ricevere la visita di qualcuno dei miei personaggi. Incontri brevi, durante i quali cerco di scoprire il più possibile sulle loro vite. Devo pregarli a lungo, prima che si decidano ad accettare un mio invito, spesso succede che non si presentino.

Hessa e Aasim hanno bussato alla mia porta senza invito. Lei indossava il burqa, ma l’ho riconosciuta senza dubbio. Il pianerottolo profumava della fragranza alle erbe che è di Hessa. Aasim le stringeva la mano.

Il piccolo Aasim aveva la mia stessa faccia, quando mi preparo a ricevere i miei personaggi. I suoi occhi traboccavano di domande. -Possiamo stare qui, finché papà non torna?-

Che potevo rispondere? Dopotutto, se Tarfah ha dovuto lasciare la sua famiglia è colpa mia. Mi sento in debito con Hessa e Aasim, perciò ho detto di sì.

Hessa è un’ospite eccezionale. Sembra che capisca quando esserci e quando no. Aasim è quello delle domande.

Stavo mangiando un toast sul divano, quando Aasim è entrato in salotto.

-Cos’è il suicidio?- mi ha chiesto.

Il prosciutto mi è rimasto incastrato in gola. La mia punizione per non aver dato retta a Hessa, a proposito della carne di maiale.

-Un atto d’egoismo-, ho risposto. -Tra i peggiori-, ho aggiunto.

Aasim, figlio di Tarfah e Hessa, è tra i personaggi del mio “lavoro in corso”.

-Tipo quando Mohamed mi ruba l’ultimo maccherone nel piatto?- ha chiesto Aasim, sbattendo gli occhi.

Ho ricordato mio padre, quando infilzava con la forchetta quel maccherone che avevo tenuto per ultimo. Quel maccherone che avevo scelto perché non avevo dubbi che fosse il più buono, il più sugoso. Per tutto il tempo lo avevo guardato fisso, mangiando tutto quello che c’era intorno e stando attenta a non rovinare la copertura di parmigiano che lo rendeva così speciale. L’ultimo. Mio padre lo infilzava, se lo ficcava in bocca e gridava: -Mio!-

Mi è scappato un sorriso malinconico. Avrei tanto voluto rivivere quel momento e non mi sarei arrabbiata.

Aasim ha tossito per riportarmi alla domanda.

Ci ho pensato un istante, poi ho detto: -È come se Mohamed lo prendesse, quel maccherone, e lo buttasse a terra-.

Si è accigliato. -Come a dire: né tu né io?-

-Proprio così-, ho risposto.

Il mio pensiero è andato a Tarfah e non ho più avuto il coraggio di guardare Aasim.

4 pensieri riguardo ““Quel” maccherone.

  1. Come tutti i bravi scrittori, accarezzi la vita spesso, e con affetto. Grazie per aver accarezzato anche la mia, riportandomi a manìe che diventano deliziosi ricordi, e a persone per le quali la mia rabbia è diventata serena nostalgìa. A questo servono le tue parole sapienti.

  2. Grazie Stefano. Quando ero bambina scrivevo un diario per paura di dimenticare le cose più belle. Ora lo faccio con le storie. I miei personaggi sono validi custodi di ricordi.

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