Esercizio: Intervista al personaggio.

Venerdì 17 Ottobre 2014

L. ha accettato il mio invito. Devo parlare con lei. Vederla. Ascoltare il suono della sua voce. Mi auguro di aver scelto il momento giusto. Mi preoccupa questa nebbia. Temo che il sole spunti all’improvviso e mandi tutto in fumo.

Sabato 18 Ottobre 2014

06.30 am

L’aria odora di umidità. Ho iniziato ad abbozzare qualche domanda, poi ho stracciato il foglio. Non sono sicura che le piacciano le domande. Dovrò impegnarmi a non farne troppe. Meglio non farne affatto.

8.00 am

La bruma si è diradata. Ho tirato le tende, ma c’è ancora troppa luce. Ho ottime ragioni di credere che L. non verrà.

22.00 am

Ho trascorso il pomeriggio leggendo. L. è arrivata quando l’ultimo raggio di sole è sfumato all’orizzonte. Si è seduta sulla poltrona sotto la finestra e ha accavallato le gambe. Indossava una gonna lunga sotto il ginocchio e una camicia accollata. Portava i capelli intrecciati in una crocchia, fermata da uno spillone con una perla bianca all’estremità. Questo particolare me lo sono appuntato. Mi piace la cura che ha del suo corpo. La sua perseveranza è ammirevole.

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A “Ti trovo in splendida forma.”

L. “Non mangio da giorni.”

A. “Mi dispiace. Sarai esausta, immagino.”

L. “E affamata.”

A. “Hai comunque un bell’aspetto.”

Si è bagnata le labbra e si è sfilata lo spillone. La crocchia si è trasformata in una cascata di capelli. Ho stretto le mani sul taccuino. La matita mi è scivolata per colpa del sudore. L. ha sospirato.

L “La polvere si nasconde dentro il vaso.”

Aveva lo spillone tra le dita e lo faceva passare da una mano all’altra. Il disagio mi ha spinta ad accendere una sigaretta. Alla prima boccata mi sono sentita subito disinvolta e pronta a prendere le redini della conversazione.

A “Sei giovane e bella. E lo sarai per sempre. Io invece…”

Ha impugnato lo spillone come un’arma.

L “Morire è un privilegio e io odio tutti quelli che ne godono.”

A “Tu detesti anche quelli come te.”

Ha riso.

L “Sì.”

A “Ma c’è qualcuno che non detesti.”

Il sorriso le è scivolato dalle labbra.

L “…Tara.”

A “Anche lei è immortale.”

L “Lei tiene a me.”

A “Anche io tengo a te.”

Mi ha guardata con occhi di cristallo. Forse conoscere il suo passato mi ha aiutata a non cedere all’inganno di un aspetto innocente. Il suo corpo cercava di attrarmi. La bocca si era schiusa. I denti le sporgevano sul labbro inferiore. Non ho ceduto. Il magnetismo si è dissolto.

L “Se è vero che mi vuoi bene, allora aiutami.”

A “Cosa potrei fare?”

L “Restituiscimi quel privilegio di cui sono stata privata secoli fa.”

A “Vuoi rinunciare all’immortalità?”

L “Sì.”

A “Vedrò cosa posso fare.”

L “Tu puoi fare tutto!”

A “Non senza chiederti nulla in cambio.”

L “Sono disposta a darti ogni cosa.”

Mi sono avvicinata e le ho offerto il palmo.

A “Ogni cosa.”

Giovedì 23 Ottobre 2014

La sua mano era come il ghiaccio. Sono trascorsi due giorni dal nostro incontro e ho ancora freddo.

A.G

DA UN’ESERCITAZIONE SVOLTA PER C’ERA UNA VOLTA UNA STORIA

LABORATORIO DI SCRITTURA CREATIVA DELLA BIBLIOTECA DI MELEGNANO

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