Uno smiley non è un sorriso.

La Terra è oramai un cumulo di pattumiera. I rifiuti sono così tanti che non si è più in grado di smaltirli, così vengono pressati in cubi e diventano i mattoni per la costruzione di una città fantasma, dove sorgono tetri grattaceli di rottami e scarti di cibo. Il sole è oscurato da nubi tossiche, e l’aria è insalubre, per via dei gas tossici e della stupidità umana.

Il verde è il ricordo di quegli ultimi tempi, in cui l’evoluzione della società soppianta la bellezza del cielo stellato, e della sensazione di due mani che si stringono, inimitabile nonostante tecniche pluridimensionali all’avanguardia, con il moltiplicarsi di centri benessere, il consumo smisurato di bevande ipercaloriche e cibi spazzatura, l’uso intensivo di internet e della TV.

Un’intera vita a portata di click, che riduce i rapporti interpersonali a comunicazioni virtuali, dove il sentimento viene confuso con una buffa espressione mimata da variopinte emoticon.

E’ uno scenario vicino alla realtà, quello riportato da Wall-e, il lungometraggio Pixar del 2008, che ieri sera ho scelto di proporre a mia figlia Ginevra, al primo anno di elementari, già schiava della modernità e di tutti quei vizi che rischiano di farci perdere la capacità di camminare, inchiodandoci ad una poltrona dotata di tutti i comfort.

Wall-E-2

A.G.

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